Ville e palazzi storici

1. Ex Canonica (Casarsa della Delizia)

Ex canonica

Accanto alla chiesa di Santa Croce spicca la presenza della “ex Canonica”, un caratteristico edificio in pietra progettato dall’architetto Domenico Ruolo agli inizi del ‘900. La costruzione assolutamente originale nel contesto urbano è una rivisitazione gotico-veneziana con caratteristiche finestre in cotto. Dopo alcuni lavori di ristrutturazione, ora è sede della Biblioteca Civica, frequentato punto di informazione e di esposizioni d’arte.

2. Casa materna e Centro studi di Pier Paolo Pasolini (Casarsa della Delizia)

Casa materna e Centro studi Pier Paolo Pasolini

L’edificio che comunemente è indicato coma la Casa di Pier Paolo Pasolini è in realtà la casa natale della madre Susanna Colussi. Il lotto risulta già edificato nella prima metà dell’Ottocento, ma con conformazione assai diversa dell’attuale. La Casa Colùs o Colussi, da cui deriva l’edificio esistente, viene realizzato all’inizio del Novecento e sarà seriamente danneggiato nel bombardamento aereo del 5 marzo 1945, per essere poi ristrutturato nell’immediato dopoguerra. La casa dei nonni materni è stata per Pasolini un luogo estremamente importante e significativo nella sua vita, in anni decisivi di esperienze sociali, culturali e politiche. Frequentare quella casa permise al Poeta di stringere un rapporto decisivo fra la sua cultura accademica, alta e borghese e la realtà contadina di Casarsa. Pasolini trascorre per la prima volta un anno intero a Casarsa durante l’anno scolastico 1928-1929 in seguito a difficoltà economiche del padre Carlo Alberto. A partire, poi, dal 1933 il giovane Pasolini è solito trascorrere le vacanze estive con la madre e il fratello Guido Alberto. Nell’estate del 1943, con il padre prigioniero di guerra in Kenya, Susanna ed i figli decidono di trasferirsi definitivamente a Casarsa, per il timore dei bombardamenti cui era sottoposta Bologna, la città ove risiedevano. L’esperienza casarsese si chiude all’inizio del 1950, quando Pier Paolo fugge a Roma in compagnia della madre Susanna, perseguitato dall’accusa di atti osceni mossa nei suoi riguardi. Negli anni successivi, fino alla morte nel 1975, Pasolini farà sporadiche apparizioni a Casarsa, per trovare i parenti, in compagnia talvolta di famosi personaggi dello spettacolo, come Maria Callas. Nel 1993 l’Amministrazione Provinciale di Pordenone ha acquistato la Casa Colussi e, con il contributo della regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha realizzato una serie di lavori di manutenzione straordinaria che si è conclusa nel 1999 con il recupero dell’edificio principale del complesso edilizio. Il completamento di questo recupero prevede la ricomposizione del giardino esterno, dei locali dell’Academiuta di Lenga Furlana e la creazione di una moderna struttura adiacente al corpo principale. Già nel 1994 l’Amministrazione Provinciale di Pordenone e i Comune di Casarsa della Delizia avevano stipulato un accordo di collaborazione, per dare vita al “Centro Studi Pier Paolo Pasolini” e sviluppare altre iniziative riguardanti la figura e l’opera del poeta. Il Centro Studi possiede una ricca raccolta di materiale originale, fra cui spiccano i “Quaderni Rossi” e i manoscritti di “Poesie a Casarsa”, l’opera teatrale in friulano I Turcs tal Friûl e, in generale, la complessa produzione poetica del periodo casarsese, di sicuro interesse per i molti studiosi ed appassionati. Inoltre, sono depositate le prime edizioni delle opere a stampa, da “Poesie a Casarsa” agli Stroligut, per proseguire con tutte le altre pubblicazioni degli anni successivi. A completamento è da segnalare la completa filmografia con l’aggiunta di altri interessanti documenti filmati, la rassegna di articoli della stampa italiana di e su Pasolini raccolti fino ai giorni nostri, i lavori di Tesi che hanno partecipato alle varie edizioni del “Premio Nazionale Tesi di Laurea Pier Paolo Pasolini”. Il piano terra ospita una mostra permanente suddivisa in stanze tematiche che illustrano la poliedrica attività di Pasolini. È possibile ammirare i dipinti ed i disegni a china realizzati negli anni di permanenza a Casarsa ed i manifesti politici che venivano affissi solitamente sotto la vecchia Loggia Comunale di San Giovanni. La mostra si completa con una sezione ricca di immagini fotografiche di Pasolini e la sua famiglia ed un’altra sezione dedicata all’attività pedagogica e letteraria degli anni friulani con l’illustrazione dei principali luoghi del territorio locale che tanta parte hanno nelle liriche e nella prosa pasoliniana, come Versutta, la vecchia chiesa di Santa Croce, li Fondis, il cimitero di Casarsa, il Tagliamento ed i paesi limitrofi.

3. Palazzo Burovich de Zmajevic (Casarsa della Delizia)

Palazzo Burovich de Zmajevic

Non si conosce esattamente la data della sua costruzione, ma il complesso edilizio è presente sulla mappa catastale austriaca datata 1830 che verosimilmente riproduce la situazione di qualche decennio prima, trattandosi di copia della mappa catastale napoleonica. La proprietà risultava allora intestata ai fratelli Giacomo e Giobatta Moro, figli del fu Giacomo Moro; si tratta di una famiglia di possidenti originari di Paluzza. Alla morte di Giobatta, la proprietà passa alla vedova Marcolini Maria e, nel 1898, alla figlia Teresa Moro vedova Burovich de Zmajevich (solo in questo momento la famiglia Burovich compare in qualità di proprietaria). Anche i caratteri stilistici ed architettonici dell’edificio principale, il palazzo che si affaccia sulla strada, indicano gli inizi dell’800 come probabile ambito cronologico di costruzione: ad esempio l’ampio corridoio passante su cui si aprono stanze, camere, la cucina e le scale per raggiungere i piani superiori; oppure l’apparato decorativo a tempera dei soffitti di alcune sale di soggiorno al piano terra (decorazioni che successivamente vengono ritoccate da mano esperta). Dalla mappa catastale austriaca del 1830, si rileva che il complesso edilizio era costituito dal corpo principale, il palazzo a da altri tre corpi secondari posti attorno ad un’ampia corte aperta sul lato nord del palazzo, in corrispondenza dell’attuale portone di ingresso e del relativo androne che introduce nel giardino. Di questo originario complesso, altre all’edificio principale, è sopravvissuto solo il lungo edificio di servizio ubicato a sud (stalle, magazzini, essiccatoio). La funzione della soffitta del palazzo e di gran parte degli spazi del corpo meridionale e occidentale era legata all’allevamento del baco da seta e alla lavorazione tessile. Con il XX secolo il complesso edilizio assume sostanzialmente la fisionomia che possiede ancora oggi: l’edificio ad ovest è stato demolito, l’ingresso alla corte munito di androne, nuovi vani  si aggiungono al corpo principale del palazzo. In seguito al bombardamento su Casarsa del 1945, il complesso subisce gravi danni: la barchessa con stalle posta a nord viene completamente distrutta e successivamente ricostruita. Probabilmente in questa occasione vengono eseguiti ulteriori lavori di aggiunte e trasformazione sia internamente al palazzo sia all’esterno, come la costruzione, ad ovest, della serra. Il Palazzo Burovich de Zmajevich non è più abitato dagli anni ’80  del ‘900 e nell’anno 2000 la famiglia Pasti, ultima erede dei Burovich, lo ha donato all’Amministrazione comunale di Casarsa.

4. Villa De Concina – Pellissetti (Casarsa della Delizia)

Villa De Concina-Pellissetti

La Villa De Concina – Pellissetti prospetta lungo il lato settentrionale di viale Aldo Moro. Edificata all’inizio del XVIII secolo e ristrutturata nel 1870, la dimora nobiliare si inserisce tra gli ultimi esempi di villa veneta friulana, ma da essi si distingue nel modello architettonico, ricalcato su quello di alcune ville ammirate dal committente, il conte Iacopo De Concina, nel corso di un viaggio nei paesi dell’Europa centrale. Alle spalle di un piccolo giardino, protetto da una recinzione in ferro battuto, la dimora padronale si sviluppa orizzontalmente su un unico piano rialzato, con il corpo centrale leggermente prominente e dotato di un accesso balaustrato a doppia scala; il fronte è decorato con una serie di dipinti, oggi quasi illeggibili, inseriti all’interno di cornici poste lungo il sottotetto in corrispondenza di ciascuna finestra. Il complesso comprende, inoltre, due barchesse laterali già destinate ad ospitare locali di servizio, stalle, depositi e cantine.

5. La Loggia (San Giovanni)

La Loggia

L’antico edificio della loggia risale probabilmente al XIV secolo, per le sue caratteristiche stilistiche gotiche. La loggia consiste in un’ampia aula al piano terra con tre aperture in cotto ad arco gotico, una colonna centrale, che sostiene il piano superiore, e un gradone in pietra lungo i due lati chiusi. Al primo piano si trova un’ampia sala soffittata con cinque finestre, di cui tre gotiche veneziane che danno sulla piazza. La loggia era sede della gastaldia per l’amministrazione della giustizia e della struttura comunale. Sotto le sue grandi arcate la comunità si riuniva per prendere le decisioni che coinvolgevano il paese. L’edificio fu sede dell’Amministrazione comunale fino al 1847, quando San Giovanni si unì a Casarsa. Nell’aula al pianterreno si conserva una pittura devozionale raffigurante La Sacra famiglia. Pier Paolo Pisolini, allora segretario della locale sezione del P.C.I., affiggeva sulle colonne dell’edificio i suoi manifesti murali, con i quali ribatteva alle posizioni della Chiesa ufficiale.

6. Centro storico – Piazza della Vittoria (San Giovanni)

Centro storico

Tra la Parrocchia di San Giovanni e la Loggia si apre una piazzetta alberata lungo la quale si affacciano alcuni edifici storicamente legati alla parrocchia. Sulla destra si erge l’ottocentesco abitazione destinata ad uso dei due cappellani che in passato servivano la pieve; poco oltre, il teatro parrocchiale costruito nel 1910 e in seguito ristrutturato e ampliato più volte. In fondo alla piazzetta sorge la casa canonica del vicario vescovile, edificata nel 1869 in stile neogotico, a richiamare le linee della vicina Loggia.

7. Villa De Concina Braida (Località Comunali)

Villa De Concina Braida

Il complesso edilizio, del XVIII secolo, è costituito da un corpo dominicale a tre piani e da edifici laterali più bassi che, con due torri, proseguono sul retro chiudendo il cortile di servizio e svolgendo la funzione di annessi rustici. La villa infatti svolge una doppia funzione essendo sia residenza signorile del proprietario, sia centro nevralgico dell’attività economica svolta nei terreni limitrofi. Il corpo principale, che si sviluppa su tre piani, è sormontato da un timpano, arricchito dalla presenza dello stemma gentilizio scolpito della famiglia De Concina. Le finestre disposte simmetricamente sulla facciata sono delineate da mensole in pietra; al centro tre portefinestre con balaustra in ferro battuto danno luce al salone al piano nobile. L’organizzazione degli spazi interni ripropone la tipologia delle ville venete con un salone centrale, sul quale si affacciano le altre stanze. Singolare invece la presenza del vano scale sul fondo del salone stesso. La villa presenta un giardino d’ingresso ed un cortile posteriore che guarda verso il parco.

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