Valvasone

Valvasone (fr.: Volesòn) è una cittadina deliziosa, ricca di memorie e vestigia antiche, ove sono state mantenute, pressoché intatte, diverse tipologie costruttive delle epoche passate, oltre che parte dell’impianto urbanistico del vecchio borgo medievale Il centro storico, ritmato da un suggestivo intreccio di calli e porticati, è assai caratteristico e racchiude numerosi significativi edifici (e per queste sue qualità è stata ammessa recentemente nel prestigioso club de “I Borghi più Belli d’Italia”). Tra questi, il Duomo, consacrato nel 1484. All’interno, insieme ad altre importanti opere d’arte (pale di Anzolo da Portogruaro, del Quaglio e del Canonici; un Crocifisso ligneo di bottega amalteiana; il paliotto dell’Altare di S.Caterina, di Francesco Penso detto il Cabianca; degli interessanti bancali di famiglia con stemmi ad intaglio dei Valvasone e dei Cucagna; il settecentesco Altare della S.Croce, di F.Caribolo; la Cappella dei Ss. Giacomo Apostolo e Cristoforo, con relativa pala, d’autore ignoto.; l’icona raffigurante la Vergine Galactotrofusa, sistemata nella colonna di sinistra dell’altar maggiore), è conservato l’unico esemplare esistente e funzionante di Organo del Cinquecento veneziano, commissionato (1532) dai nobili giuspatroni a Vincenzo de Columbis. Le portelle, iniziate dal Pordenone, furono portate a termine dal genero Pomponio Amalteo, che dipinse pure il prospetto della cantoria, i due fregi ad affresco e i fianchi del cassone che contiene lo strumento. L’organo, dopo diversi restauri, è stato rimesso in piena efficienza e particolarmente apprezzate sono le manifestazioni concertistiche che si tengono in maggio. Nella chiesa si trova poi, custodita in un tempietto marmoreo, la famosa reliquia della Sacra Tovaglia. Il Duomo, infatti, è dedicato al SS. Corpo di Cristo in memoria del Miracolo Eucaristico avvenuto, secondo la tradizione, a Gruaro, probabilmente nel 1294 (la festa della Sacra Tovaglia si celebra il giovedì precedente il Giovedì Santo). Molto bella la Torre Campanaria, risistemata da poco. Di notevole interesse storico-architettonico è la Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo e Antonio Abate (con l’adiacente ex “Hospitale”), i cui accurati lavori di recupero e restauro hanno riguardato, oltre agli aspetti strutturali, anche gli affreschi, le sculture lignee e l’Organo Positivo (lo strumento musicale, d’incomparabile valore storico-artistico, è databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento). L’edificio risale, per quanto riguarda le componenti più antiche, al XIV sec., ma subì nel corso degli anni numerosi rifacimenti; alla fine del ‘400 fu rimaneggiata anche l’originaria cappella e le pareti furono quindi decorate (1510 ca.) con una serie di affreschi devozionali da Pietro da Vicenza. Ricordiamo poi: l’ex Convento dei Serviti, ovvero quella parte dei locali conservatisi (e recentemente restaurati) dopo la demolizione del complesso religioso che includeva l’antica Chiesa di S.Maria e S.Giovanni; l’elegante Torre Portaia di Settentrione (gia “delle Ore”); il pozzo in pietra di piazza Castello; la trecentesca Cappella di S.Giacomo, con il suo bel portale ad arco acuto; il Mulino; l’elegante Palazzo del Conte Eugenio; oltre a tutta una serie di ragguardevoli edifici, alcuni tre-quattrocenteschi, altri d’epoca rinascimentale, altri ancora settecenteschi o proto-ottocenteschi: un insieme di stili per molti aspetti armoniosamente fuso, quasi a riassumere un ordine composto e famigliare, anche se l’atmosfera più percepibile rimane ancora quella medievale.

Valvasone - Castello

Ma è il Castello, che si affaccia sull’omonima piazza (fatta oggetto ultimamente di coerenti sistemazioni), ad attirare l’attenzione di chi giunge per la prima volta a Valvasone, così maestoso e imponente, quasi volesse ergersi ancora a proiettare sul borgo intero l’ombra severa delle sue ancestrali memorie. Una vista che suscitò, al suo primo apparirgli, l’ingenua ammirazione del giovanissimo Pasolini:

Giunsi a Valvasone quasi in trance: chi mi assicura che io non abbia gridato davanti al castello?” [...] “La gioia fu completa davanti ai portici a sesto acuto dell’annosa piazza; subito fin da allora, a quattordici anni, scopersi quello che è in effetti il tesoro di Valvasone: il grigio, il nero, il silenzio, la vetustà, le vocali del dialetto.

L’impianto castellano (a pianta circolare, circondato da un fossato), innalzato su un preesistente insediamento castrense, risale al ‘200, ma, restaurato e danneggiato a più riprese nel corso dei secoli, ha subito notevoli modifiche ed interventi (il mastio, alto ben 18 metri, fu mozzato nel 1884) che l’hanno portato alla sua configurazione attuale, che ricalca, in linea di massima, l’assetto cinquecentesco. L’edificio, che è monumento nazionale, ospitò, tra gli altri, papa Pio VI nel 1782 e, naturalmente, Napoleone. Infatti, il giovanissimo generale pernottò qui – nella camera bianca, secondo l’aneddotica familiare degli ospitanti – nel 1797, nei giorni della famosa “battaglia del Tagliamento” tra i francesi e gli imperiali dell’arciduca Carlo d’Asburgo, scontro che ebbe luogo, nelle immediate vicinanze, il 16 marzo di quell’anno. Un anno fatale per il Friuli, che assistette alla fine del dominio di San Marco e insieme al tramonto di quel mondo angusto e anacronistico che ruotava attorno al sistema, ormai decrepito, delle giurisdizioni feudali. Gli antichi proprietari – dal 1293 sin quasi ai giorni nostri – sono stati i signori comitali di Valvasone (uno dei quattro rami in cui si dipartì nel XIII sec. la potente casata, di origine austriaca, dei Cucagna; gli altri furono i Freschi, i Partistagno e gli Zucco), il cui blasone era illustrato, appunto, oltre che dal leone rosso dei Cucagna, da un lupo nero rampante, simbolo araldico-totemico del maniero e del feudo. Circostanza che ha eziologicamente suggerito una blanditiva etimologia del nome “Valvasone”, spiegando Wolfsohn come “figlio del lupo”, anche se è più probabile, secondo l’interpretazione di eminenti studiosi, che il toponimo (documentato dall’a. 1206: «de Wolveshon»), di origine germanica, significhi piuttosto “prato con cumuli di terra”, da wal, “cumulo di terra”, e waso, “prato”, (c’è invece chi sostiene che la forma più antica del toponimo, «de Wolfeshowe», sarebbe attestata in un documento anteriore, ovvero del 1188, e deriverebbe da Wolfes + höfe, in tedesco “masseria del lupo”). I di Valvasone (nobili parlamentari del Friuli e di Udine, conti del S.R.I., consignori di Cucagna, Valvasone, Partistagno e Ville annesse, giuspatroni delle chiese di Valvasone e di altre) ressero il feudo, quali “nobiles jusdicentes”, per oltre cinque secoli, sedendo, con voce propria, nel Parlamento della Patria (per un certo periodo possedettero anche il castello di Fratta, di neviana memoria). In tutto questo lungo periodo i rapporti fra la comunità locale e i Nobili Consorti furono percorsi, specie nel ‘500, da gravi tensioni che nascevano fondamentalmente dal contrasto tra le rivendicazioni della prima, mirante a difendere determinate prassi consuetudinarie (oltre al desiderio di talune sue componenti di affermarsi come ceto in ascesa), e i tentativi dei secondi, invece, di estendere e rafforzare il potere feudale, a scapito soprattutto delle realtà rurali. Si trattava di una conflittualità che né l’emanazione di diverse carte statutarie né gli interventi della Luogotenenza riuscirono mai a dirimere completamente. Quella dei Valvasone fu una famiglia che, pur appartenendo alla piccola (ancorché antica) nobiltà friulana di campagna, in più di una circostanza seppe adeguarsi, essenzialmente per ragioni di prestigio, alle mode elitarie e ai gusti raffinati, anche in campo culturale, dell’alta aristocrazia; ad esempio, quando fu presa la decisione di realizzare all’interno del castello, nei primi anni del XVIII sec., un mirabile Teatrino, che è forse l’unico esempio di teatro privato esistente in Friuli di quell’epoca (struttura che è oggi oggetto di un meritorio lavoro di recupero, anche se, purtroppo, il palcoscenico e gran parte dell’arredo originario furono sconsideratamente svenduti diversi anni fa). Gloria maggiore della prosapia, ma soprattutto vanto del Friuli, è stato il poeta Erasmo (1528-1593), che ha lasciato un nome nella poesia didascalica col poema Della caccia (1591). Attualmente sono in fase avanzata importanti interventi di sistemazione (si prevede tra breve il completamento dei tre piani) che riguardano quella parte del maniero che è di proprietà comunale (e, proprio recentissimamente, qualificate operazioni di restauro hanno fatto emergere un singolare ciclo di affreschi trecenteschi – di tematica profana – che successive pitture e strati d’intonaco avevano poi coperto e celato). In ogni caso, al di là dei lavori in corso, il castello è da sempre meta di numerosi e appassionati visitatori e lo sarà sempre di più quando sarà interamente fruibile. Ogni anno, la seconda settimana del mese di settembre, viene organizzata nella “terra del lupo” una suggestiva Rievocazione Storica (“Medioevo a Valvasone”) in costumi d’epoca (caratterizzata ogni volta da un tema particolare) che, complice la particolare atmosfera del borgo, attira numerosissimi visitatori e turisti, mentre a fine giugno, in corrispondenza della festa patronale, si svolge la Sagra di S.Pietro. Davvero coinvolgente, infine, il Zir dai Arborâs (Falò di Epifania/05 gennaio). Questa usanza, che in Friuli ha origini assai remote, rappresenta un retaggio simbolico di quella ritualità apotropaica con cui i nostri antichi progenitori si rivolgevano alle loro deità per assicurarsi, esorcizzando ogni influenza maligna, una benevolenza foriera di fertilità e pace. Esauritosi il carattere lustrale dei falò epifanici, soprattutto per il venir meno di quella civiltà contadina cui erano (non solo simbolicamente) funzionali, rimane la suggestione di una festa comunitaria scanzonata e allegra che, oltre ad avere il merito di far rivivere in qualche modo le tracce di un’antichissima tradizione, è divenuta a sua volta un appuntamento (tradizionale, appunto) dell’anno nuovo.

Dati statistici

  • Altitudine: 59 m s.l.m.
  • Superficie comunale: 17,86 Kmq
  • Abitanti : 2,224 (Dati fine 2008)
  • Frazioni, località e nuclei abitati: Casamatta, Fornasini, Grava, Majaroff, Ponte Delizia, Pozzodipinto, San Gaetano, Sassonia, Tabina e Torricella

Informazioni turistiche

Pro Valvasone
indirizzo: Via Erasmo, 1 - 33098 Valvasone (PN)
telefono: +39 0434 898898
e-mail: valvasone.ufftur@virgilio.it
web: www.provalvasone.it

(Testi e ricerche: dott. Pier Paolo Guarino e dott. Giuseppe Mariuz)

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