Pravisdomini

 

Pravisdomini è un piccolo comune della Bassa Pordenonese a confine col Veneto (sia con la provincia di Treviso che con quella di Venezia), composto, oltre che dal centro omonimo, da tre frazioni: Barco, Frattina e Panigai. Si tratta, tutti, di insediamenti abitativi assai antichi (diversi rinvenimenti – ad es., selci lavorate sulle rive del Sile – li fanno risalire al Neolitico) che, proprio per le loro peculiarità storico-sociali, suggeriscono, a partire dalle vicende feudali del Medioevo (l’era più significativa ed interessante per il territorio, anche per la presenza di due importanti casate gentilizie), un approfondimento geograficamente distinto (seguendo lo schema delle meritorie linee introduttive dello Statuto comunale). Il toponimo del capoluogo, attestato nell’a. 1279 «Stephano de Prausdomino», a. 1300 «in Preusdomino», a. 1300 circa «in Villa Prativicedomini», corrisponde a “prato del vicedomino” (o visdomino: così si chiamava anticamente il vicario patriarcale e vescovile “in temporalibus”, ossia l’economo delle rendite delle chiese di loro pertinenza). La storia di Pravisdomini medievale e moderna s’identifica in qualche modo, da una parte, con il ruolo rivestito dai signori del luogo, dall’altra con le vicende della costituzione della Parrocchia, avvenuta nel 1434, e della sua chiesa (dedicata a S.Antonio Abate). La primigenia andò distrutta nel corso della devastante incursione turchesca del 1477. L’edificio costruito al suo posto è andato soggetto nel corso del tempo a diversi rifacimenti, non sempre coerenti. Se degli originari affreschi e decorazioni dell’Amalteo non rimane che uno sbiadito S.Cristoforo, oltreché la pala della Resurrezione sull’Altar Maggiore, sono invece ben visibili affreschi anteriori all’opera dell’artista sanvitese per i quali è stato suggerito il nome di Antonio da Firenze. Interessanti anche altri edifici civili: il settecentesco Palazzo Girardi (la cui costruzione – così come quella della prima chiesa – si deve probabilmente ai Nobili della Frattina); la coeva villa Morocutti; e l’altro Palazzo Girardi (ora sede municipale), molto più recente, ma costruito ricalcando le linee stilistiche delle ville venete del XVIII sec. Periodo a cui risale la chiesetta della Madonna della Salute col caratteristico campaniletto dai merli ghibellini (all’interno, secentesco altare ligneo intagliato dal rinomato scultore Girolamo Comuzzo). La storia della frazione di Frattina (lat. fracta, “tagliata”, ossia: “[località] disboscata”) per molti secoli si è identificata interamente con l’omonima famiglia che ne tenne il feudo e il castello, il quale conobbe varie edificazioni. Sulle rovine dell’ultima fu costruita una villa padronale, distrutta però, assieme all’archivio, dagli austriaci dopo Caporetto (al mito del “buon governo” dell’Austria su queste terre – per altro sorretto da diverse ragioni oggettive – fa da tragico contraltare storico la memoria dell’occupazione del Friuli, nel 1917-18, da parte delle truppe imperiali, che fu brutale, razziatrice e feroce quanto mai altre). Si trattava di un fortilizio difensivo che per molto tempo rivestì un ruolo strategico di notevole importanza. I della Frattina rivestirono la dignità di nobili parlamentari della Patria, di conti palatini e un membro dell’illustre prosapia fu il primo patrizio friulano ad essere ammesso nel prestigioso ed elitario Ordine di Malta. Fra le proprietà di un ramo della famiglia comitale, assai pregevole una grande villa padronale con la torre rossa. Nei pressi delle rovine dell’antico castrum si trova invece il c.d. “lascito della contessa Maldifassi”, comprendente il podere, la piccola chiesa (parrocchiale) di S.Nicolò e una magione settecentesca.

Borgo Panigai - Villa Panigai-Ovio

Più incerta l’origine del nome di Panigai, suggestivo borgo ove permangono vive diverse memorie dell’epoca medievale: forse da “panico” (lat. panīcu[m], der. di panus, “pannocchia”, un’erba annua simile al miglio). Investita della giurisdizione fu la famiglia (divisasi in due rami all’inizio del XVI sec., novera fra i suoi titoli quelli di “nobile parlamentare del Friuli” e di “conte”) che diede il nome alla località. Il castello tenuto dai “nobiles jusdicentes” fu più volte distrutto e ricostruito finché, alla metà del ‘700, fu integralmente ristrutturato, venendo infine ad assumere la fisionomia che permane ancora pressoché intatta. Stiamo parlando di Villa Panigai-Ovio: un’imponente casa padronale settecentesca (che custodisce gran parte dell’arredamento originale), circondata da un maestoso parco sulle rive del Sile, la quale, costruita utilizzando il maniero preesistente, rappresenta, proprio per le modalità dell’evoluzione architettonica, un interessante esempio di come la transizione delle funzioni da «castello» a «villa» sia percepibile, e quindi comprensibile, davvero “visivamente” (è visitabile durante le giornate di “Castelli Aperti”). Nei pressi della villa sorge la chiesetta di S.Giuliano, della fine del ‘400 (alle pareti, affreschi nei quali si è voluta vedere lo stile del Bellunello ed altri, mentre sul pavimento campeggia la grande pietra tombale della famiglia patrizia). Il più antico riferimento di Barco, «Barcum», si trova nella famosa Bolla di papa Lucio III del 1182 (con cui se ne garantiva il possesso all’Abbazia di Sesto). La Villa passò poi ai di Panigai. Parrocchia autonoma dal 1667, l’attuale chiesa di S.Martino, col particolare campanile “pendente”, fu rimaneggiata alla fine del XIX sec. (i restauri eseguiti dopo il sisma del ’76 portarono alla luce interessanti vestigia antiche). Ragguardevole una particolare tipologia urbanistica rurale del paese, con case dai mattoni a vista, ancora ben conservata. Dal punto di vista sociale ed economico due date segnano in modo significativo la storia della comunità: 1884 (costituzione della prima Cassa Rurale nella regione); 1920 (vicende del c.d. “Soviet di Pravisdomini”: ovvero l’esperienza delle lotte intraprese dalle classi lavoratrici del luogo nell’ambito socio-politico contrassegnato dalla gravissima crisi del primo dopoguerra durante quello che sarebbe stato chiamato il “Biennio Rosso [1919-1920] in Friuli”). Infine, per quanto attiene all’eco-sistema del territorio, si ricorda, nell’area del Sile, la zona di tutela ambientale chiamata “Palù”.

Dati Statistici

  • Altitudine: 10 m s.l.m.
  • Superficie comunale: 16,14 Kmq
  • Abitanti: 3,463 (Dati aprile 2009)
  • Frazioni (fonte statuto comunale): Barco, Frattina e Panigai

Manifestazioni e Sagre

  • Falò Epifanici (Barco-Frattina-Panigai-Pravisdomini/05 gennaio).
  • Cena della “Renga” (Pravisdomini/Mercoledì delle Ceneri).
  • Festa in Piazza (Pravisdomini/metà maggio).
  • Festa “Tra il Verde” (Frattina/fine giugno-inizi di luglio).
  • Festa del Gran Perdòn (Pravisdomini/la 2a domenica d’agosto ~ ricorrenza quinquennale).
  • Sagra del Baccalà (Barco/(fine agosto-inizi settembre).
  • Festa della Zucca (Pravisdomini/fine ottobre).

(Testi e ricerche: dott. Pier Paolo Guarino e dott. Giuseppe Mariuz)

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