San Vito al Tagliamento

Situato in una fertile zona della pianura alluvionale, subito sotto la linea delle risorgive, San Vito è capoluogo di un comprensorio abitato sin da tempi remoti. Infatti, dopo l’ultima glaciazione, l’uomo trovò in questo territorio un ambiente adatto all’insediamento: i corsi d’acqua perenne, la facilità di procacciarsi il cibo e di difendersi con uso di pali e palafitte erano fattori determinanti. Si conoscono localizzazioni di vari insediamenti preistorici e protostorici a ovest dell’attuale centro, fra cui i più antichi risalgono al Mesolitico e molti altri al Neolitico. Dalla metà del secondo millennio a.C. i manufatti in selce si associano a cocci di ceramica cotti in forno e si hanno testimonianze di attività agricole. Grande importanza assume un’antica necropoli scoperta nel 1973 presso l’attuale via Pordenone, da cui sono emerse una trentina di urne cinerarie. È stata individuata una comunità non isolata, inserita nella civiltà paleoveneta della prima età del ferro (dal IX al VII secolo a.C.), da cui si deduce una continuità spaziale della stessa cultura dall’area padana sin oltre l’Isonzo verso il bacino danubiano. Molti di questi materiali, ben conservati ed esposti, sono visitabili presso il Museo Archeologico della Torre Raimonda. Anche l’epoca romana, che quasi sicuramente si sovrappose a un substrato celtico-venetico, ci ha lasciato numerose testimonianze della sua presenza, identificabili soprattutto con insediamenti agricoli. La storia dell’attuale centro urbano probabilmente risale a un diploma dell’imperatore Ottone II (963-983), che donò al patriarca Rodoaldo i luoghi «de Versia et cortem S.Viti», su cui peraltro sono stati espressi dubbi essendovi altre due località omonime. San Vito esisteva comunque come castello nella metà del XII secolo e da allora crebbe legandosi alle sorti dei patriarchi di Aquileia. Essi eressero a loro temporanea dimora un edificio fortificato nell’area ancor oggi denominata “Castello”, con le prime mura di cinta e una fossa poi interrata, tornate recentemente alla luce. Nel borgo attiguo, i patriarchi investirono molte famiglie di “feudi d’abitanza”, sviluppando il tessuto urbano ancor oggi visibile nella sua struttura e con interessanti elementi originari. Nell’ultimo quarto del sec. XIII il patriarca Raimondo della Torre, di Como, potenziò il centro cingendolo di nuove mura e di fossato e costruendo le torri di accesso Raimonda e Scaramuccia. Nel 1445 i patriarchi ottennero dalla Repubblica di San Marco, che aveva conquistato il Friuli nel 1420, un limitato potere temporale su tre luoghi, fra cui San Vito, e qui lo mantennero sino alla scomparsa dell’ultimo patriarca, Daniele Delfino (o Dolfin), nel 1762 (le altre due giurisdizioni civili contrattate riguardavano il castello di San Daniele e – ma solo sino all’occupazione asburgica del 1509 – la città di Aquileia). Il Rinascimento determinò uno sviluppo architettonico, artistico e culturale. Sorsero lo slanciato campanile (iniziato nel 1484, opera di Giovanni di Federico da Pordenone), la Loggia, centro della vita della Comunità, la Chiesa di San Lorenzo (1479) con annesso convento domenicano (ora biblioteca civica), il Palazzo Altan, poi Rota (attuale sede municipale), la Chiesa dei Battuti (1493). Nei primi decenni del ‘500, dopo alcune incursioni turchesche nei dintorni, il fossato venne ampliato, Borgo San Lorenzo incorporato nel centro e furono costruiti la Torre Grimana e il torrione circolare a sud-est, dando al centro forma trapezoidale. La piazza centrale assunse l’aspetto attuale, ampia e con prestigiosi palazzi della nascente borghesia, decorati con affreschi tornati alla luce. Allora vi soggiornarono e vissero importanti artisti (pittori, scultori in pietra e in legno, maestri di grammatica, letterati). La tradizione culturale continuò nei secoli successivi, in particolare con lo storico Paolo Sarpi, veneziano ma figlio di un sanvitese, e con il sacerdote, maestro di cappella e naturalista Anton Lazzaro Moro, uno dei più insigni scienziati del Settecento italiano.

San Vito Al Tagliamento - Piazza del Popolo

La visita al centro potrà iniziare proprio dalla Piazza e dall’edificio civile per eccellenza, la Loggia, già collegata attraverso la Torre delle Ore (poi abbattuta) al borgo Castello. Un tempo era sede del Consiglio della Magnifica Comunità, oltre che delle attività giudiziarie e amministrative della Giurisdizione. Divenuta sin dal Seicento luogo di eventi musicali e teatrali, è stata recentemente riportata all’antico splendore con il completo restauro e la riproposizione al piano superiore del Teatro settecentesco all’italiana, intitolato al maestro di cappella sanvitese Gian Giacomo Arrigoni, che dal 1663 fu a lungo organista presso la Corte imperiale di Vienna. Il borgo medievale, chiuso da tratti di mura duecentesche, tra le strette calli che mantengono interessanti elementi dell’edilizia minore. La Chiesa dell’Annunciata, che si apre su via Marconi, è documentata dal 1348 e conserva sulla facciata affreschi successivi di qualche decennio. Il vicino “Castello”, ove nella seconda metà del Trecento si riunì più volte il Parlamento della Patria del Friuli, nella prima metà del Quattrocento era già un palazzo signorile appartenente alla famiglia Altan. L’illustre prelato Antonio Altan, che sin dal 1431 era a Roma presso papa Eugenio IV e svolse attività diplomatica presso varie corti europee, dotò la residenza sanvitese di notevoli affreschi in parte salvati, oggi visitabili presso il Museo Civico e nelle stanze dello stesso palazzo restaurato. Il Duomo, costruito a metà Settecento per volontà del patriarca Daniele Delfino, su progetto di Luca Andrioli, è ad unica, ampia navata, incompiuto all’esterno ma ricco e solenne all’interno, ove ospita una vera galleria di opere d’arte. Citiamo sopra il confessionale (dopo il III altare a sn.) un trittico di Andrea Bellunello (Madonna con Bambino e Santi Pietro e Paolo) del 1488; molte le opere di Pomponio Amalteo, maggior pittore sanvitese (1504-1588): Sacra Conversazione (arco del presbiterio), Resurrezione (sopra la porta della sagrestia), Deposizione (tra il I e il II altare a sn.), tele e tavole provenienti dall’antico organo (presbiterio), fra cui il Martirio dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, patroni del luogo. Di Alessandro Varottari, detto il Padovanino (1588-1648) la tela dedicata nel II altare a sn. alla Madonna di Loreto e di Gaspare Diziani (1689-1767) l’Immacolata con i Ss. Sebastiano e Francesco di Paola e la Madonna del Carmine con i Ss. Giuseppe e Nicolò (I e III altare a dx). L’altare maggiore è del 1685, già appartenente alla vecchia chiesa e probabile opera del veneziano Francesco Fosconi. Invece il Portale, quasi tutti gli altri altari, il busto di Daniele Delfino e le statue dei Santi Vito e Modesto sono opera degli scultori Giovanni e Giuseppe Mattiussi (metà del sec. XVIII). Poco discosta, la Chiesa di S. Maria dei Battuti presenta il bel Portale di Giovanni Antonio da Carona detto il Pilacorte (1455-1531) con motivi floreali e medaglioni in bassorilievo dei santi protettori, mentre l’abside conserva un importante ciclo di affreschi dell’Amalteo, lodato dal Vasari; Battistero di scuola “tolmezzina” e altare di Pietro Baratta (sec. XVIII). Adiacente, il complesso un tempo gestito dalla Confraternita dei Battuti operava come ospizio e ospedale sin dal 1369; il suo restauro, che oggi consente di accogliere importanti manifestazioni artistiche in una suggestiva cornice, ha riportato fra l’altro alla luce nella sua integrità volumetrica la navata e l’abside della primitiva chiesa sanvitese con importanti cicli di affreschi riferibili alla scuola di Vitale da Bologna (intorno al 1380), simili come “mano” a quelli dell’Annunciata e della Chiesetta di Versutta. La Chiesa di San Lorenzo nel borgo omonimo, di impianto quattrocentesco ma ampliata con due navate dopo due secoli, oltre a conservare le spoglie di Pomponio Amalteo, presenta un S.Lorenzo Ferreri affrescato dal Bellunello nel 1481, considerato l’inizio della pittura rinascimentale in Friuli. Tra le numerose chiese ricche d’arte e di storia, merita una visita la campestre Santa Petronilla, nominata già in una bolla di papa Lucio III nel 1182, ove compaiono due cicli di affreschi, uno trecentesco (bottega forse locale, con conoscenza delle innovazioni di Vitale da Bologna e Tomaso da Modena) e uno cinquecentesco (recentemente attribuito a Giuseppe Furnio e non più al Calderari). La Parrocchiale di S. Giacomo di Savorgnano custodisce affreschi attribuiti al Bellunello (fine sec. XV) e il trittico ligneo – già presente a S. Petronilla – di Bartolomeo dall’Occhio (fine XV sec., inserito su un altare seicentesco. Il borgo di Prodolone era un feudo importante non facente parte in epoca medioevale della giurisdizione di San Vito (fu retto, prima dai Mels, poi dai Colloredo). Nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta nel 1437, il coro è interamente affrescato da Pomponio Amalteo con scene della Vita di Maria che mostrano molte usanze dell’epoca in Friuli. Pregevole, nel presbiterio, l’altare ligneo e il polittico intagliato da Giovanni Martini nel 1515. Il Santuario di Madonna di Rosa, meta di pellegrinaggi, è stato ricostruito dopo le distruzioni dell’ultimo conflitto, da cui si è salvata l’immagine della Vergine. Tra i musei, quello Civico presso la Torre Raimonda (destinato a essere spostato nel locali del “Castello”), oltre alle importanti sezioni archeologiche, espone testimonianze notevoli di cultura figurativa tra gotico internazionale e protorinascimento, in particolare negli affreschi staccati in Borgo Castello raffiguranti Costanza d’Altavilla, alcune Sibille e altre figure allegoriche. Meritano una visita anche il Museo Provinciale della Vita Contadina presso il seicentesco Palazzo Altan e il Museo Storico allocato nelle ex scuole di Ligugnana. I naturalisti potranno visitare, oltre alle golene del Tagliamento, il parco delle olle di risorgiva della roggia Vignella in località Pissarelle e il vecchio Cimitero degli Ebrei al Boscatto.

Dati Statistici

  • Altitudine: 30 m s.l.m.
  • Superficie comunale: 60,71 Kmq
  • Abitanti:14,915 (Dati: 31/12/2009)
  • Frazioni (fonte statuto comunale): Prodolone, Savorgnano, Gleris, Carbona, Ligugnana, Braida e Rosa

Manifestazioni e Sagre

  • Mercatino dell’Antiquariato (centro storico di San Vito/prima domenica di ogni mese).
  • Foghere (Falò epifanici: Madonna di Rosa – Gleris – Savorgnano – Prodolone/05 gennaio).
  • Carnevale (Piazza del Popolo/sfilata di carri mascherati, balli e manifestazione).
  • Piazza in Fiore (centro storico di San Vito/fine maggio – inizi giugno).
  • Sagra dei Gamberi (Savorgnano/fine luglio ~ S. Giacomo).
  • Agosto Prodolonese (Prodolone/mostre d’arte e di storia).
  • Sagra della Madonna di Rosa (dall’8 settembre).
  • Sagra del Pan Zal (Rosa/seconda metà di ottobre).
  • Mercatino di Dicembre (dal giorno 8 a fine settimana) con lavori delle scuole e Mostra Antiquaria (biennale).

Informazioni turistiche

Pro San Vito
indirizzo: Via Amalteo, 1/B - 33078 S. Vito al Tagliamento (PN)
telefono: +39 0434 875075
e-mail: info@prosanvito.it
web: www.prosanvito.it

(Testi e ricerche: dott. Pier Paolo Guarino e dott. Giuseppe Mariuz)

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