Sesto al Reghena

Il sito, la cui occupazione antropica risale sicuramente al periodo del Bronzo recente, è caratterizzato da terreni palustri; vari scavi, in particolare in borgo Mure, hanno rinvenuto legni riferibili ad abitati palafitticoli. L’area fu abitata in epoca romana con insediamenti di varie villæ e numerosi coloni, e la « statio ad sexstum » (stazione al sesto miglio) sorgeva sulla via che da Concordia risaliva lungo la riva destra del Tagliamento verso il nord. Furono due o forse tre fratelli longobardi (Erfo, Marco e Anto), figli di Pietro duca del Friuli, a determinare la fortuna del luogo con la fondazione, attestata da un documento del 762 d.C., dell’Abbazia di Santa Maria detta “in Sylvis”, cioè “in mezzo ai boschi”. Carlo Magno nel 781 le confermò i possessi e le concesse il privilegio dell’immunità. L’Abbazia, assieme all’annesso Monastero retto per secoli dai Benedettini, oltre che centro di spiritualità e di lavoro (sotto il motto « ora et labora »), divenne, grazie a numerose donazioni, potenza temporale ed ecclesiastica, soggetta solo al Patriarca di Aquileia. Già nel 1080 aveva assunto prestigio e documenti dell’epoca rilevano che nella chiesa “…plura corpora sanctorum requiescunt…” (“…riposano diversi corpi di santi…”). Il lungo percorso longitudinale della “nuova” costruzione, che si protrasse con un ininterrotto cantiere dall’XI sino a tutto il XIV secolo e oltre, assieme alla sopraelevazione “separata” del coro monastico, indica che fu un’importante meta di pellegrinaggi.
Seguì tuttavia dal tardo Medioevo una lunga epoca di decadenza, tanto che nel 1584 il Monastero era già in “…maiori parte collapsum…” ( “…in gran parte crollato…”) e per secoli gli abati, pur prestigiosi, furono commendatari, cioè non residenti sul posto, rimanendo così estranei alla comunità monastica.

Sesto al Reghena - Abbazia Benedettina

Il visitatore, dopo aver passato una prima porta turrita e attraversato il quieto e ben conservato borgo medievale, accede al complesso abbaziale attraverso un torrione originario del X secolo, ma rinforzato radicalmente nella prima metà del sec. XVI dai Grimani, potente famiglia patrizia veneziana che ottenne (prima con Domenico, poi con Giovanni e Antonio) la commenda sestense per oltre un secolo. Il torrione era munito di ponte levatoio e sulla facciata vi campeggia il leone marciano, simbolo di Venezia, che conquistò il Friuli nel 1420. Sulla piazza si erge l’originaria torre di vedetta divenuta campanile, che è parte delle fortificazioni; si voleva far risalire la costruzione intorno al 1050, ma recenti studi la posticipano di almeno un paio di secoli. Un arco alla sua destra portava nei locali del Monastero, oggi scomparso. A sinistra sorge l’edificio cosiddetto “della Cancelleria”, in realtà già Palazzo Comunale o del Capitano, che all’interno conserva lacerti di affreschi e sulla cui facciata austera sono leggibili aperture a bifora e quadrifora. Sul lato destro della piazza, la residenza ufficiale ma non sempre effettiva degli abati, ampliata in epoca rinascimentale e riportante in facciata alcuni loro stemmi di famiglia, è adibita a municipio. Il suggestivo, articolato e, per molti aspetti, originale complesso abbaziale consta di vari ambienti: loggetta, sala udienze, sala museale, vestibolo, atrio, chiesa, cripta, salone superiore. La costruzione risale probabilmente al Mille, dopo le devastazioni ungare, e fu ampliata e arricchita nei secoli successivi.
La piccola primitiva chiesa altomedievale triabsidata è invece emersa dagli scavi compiuti nel periodo 1987-91 immediatamente a meridione dell’edificio sacro, tra le attuali sedi del comune e del parroco-abate. Dal portale della facciata (che presenta eleganti trifore ed affreschi duecenteschi dell’Arcangelo Gabriele e di San Benedetto e il Drago) si accede nel vestibolo e poi nel più ampio atrio, impreziositi da affreschi quattrocenteschi (fra cui scene del Paradiso e dell’Inferno), con soffitto ligneo del 1400. Ivi e sulla loggetta sono collocati vari reperti lapidei, urne, sinopie ed affreschi staccati; purtroppo una parte del materiale esposto è stato trafugato alcuni anni fa. Si entra quindi nella chiesa, di stile romanico-bizantino, con impianto longitudinale a tre navate scandito da supporto alternato pilastro-colonna, copertura a capriate lignee, presbiterio sopraelevato terminante in tre absidi semicircolari all’interno e chiuse all’esterno da muro rettilineo, transetto non esorbitante e alto tiburio. L’intera zona presbiteriale è decorata da un organico ciclo di affreschi di scuola giottesca, risalenti al secondo e terzo decennio del Trecento, con Storie della Vergine, di San Giovanni Evangelista, San Pietro e San Benedetto e un Albero della Vita ricco di simbologia. Sulla sottostante cripta, ricostruita agli inizi del secolo scorso sulla base di eloquenti tracce del primitivo impianto romanico, sono collocati un altorilievo tardoduecentesco dell’Annunciazione, una Pietà (Vesperbild) del primo quattrocento di scuola tedesca e il più pregevole manufatto altomedievale sestense: la cosiddetta Urna di S.Anastasia. Trattasi di un analogium o lettorino, arredo liturgico dei monaci di età carolingia (VIII sec.), che in origine era posto verticalmente.
Vi compare una croce scolpita entro clipeo al centro e un doppio arco su colonnina elicoidale sopra e sotto. Decorazioni fitomorfe decorano ogni spazio e i fianchi sono caratterizzati da scomparti quadrati, secondo uno stile geometrico presente anche nel tempietto di Cividale. Il salone superiore dell’Abbazia, ora destinato a mostre e ad altre finalità culturali, conserva invece l’affresco cronologicamente più antico, un San Michele della metà del XII secolo. La piazza accoglie in periodo estivo un’importante stagione concertistica che richiama molti appassionati e turisti. Vi si rappresentano anche opere teatrali in lingua e in dialetto. Da Sesto (fr. Siest) è consigliabile raggiungere, dopo aver passato il popoloso borgo di Bagnarola la cui parrocchiale conserva una Deposizione a fresco di Pomponio Amalteo (ca. 1540), il Borgo della Siega, complesso di mulini e segherie a energia idraulica collegato alle attività produttive dell’Abbazia. Da segnalare, infine, la Festa di Primavera, una manifestazione che si tiene da oltre vent’anni la seconda settimana di giugno; e, a Ramuscello, la Sagra del Vino, giunta quest’anno alla sua 63a edizione (seconda decina di marzo).

Dati statistici

  • Altitudine: 13 m s.l.m.
  • Superficie comunale: 40,53 Kmq
  • Abitanti : 6.247 (Dati Anagrafe: 31.12.2009)
  • Frazioni, località e nuclei abitati: Bagnarola, Ramuscello e Marignana; Banduzzo, Borgo Siega, Borgo di Sotto, Braidacurti, Casette, Fraticelle, La Platina, Levada, Madonna di Campagna, Melmose, Mielma, Mure, Piramidi, Ramuscellutto, Ramuscello Vecchio, Santa Sabina, Stalis, Stazione, Venchiaredo, Versiola, Viali e Vissignano

Informazioni turistiche

Pro Sesto al Reghena
indirizzo: Piazza Castello, 4 - 33079 Sesto al Reghena (PN)
telefono: +39 0434 699134
e-mail: pro.sestoalreghena@libero.it
web: www.prosesto.org

(Testi e ricerche: dott. Pier Paolo Guarino e dott. Giuseppe Mariuz)

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