Azzano Decimo

 

Importante crocevia di rilevanti flussi economici della provincia di Pordenone, Azzano (ven. loc. Dathàn; fr. Dassàn) costituisce, influenzato al contempo da entrambe, una sorta di spartiacque fra le aree socio-culturali friulana e veneta di questa (si considerino, ad es., la genesi e la strutturazione della parlata locale). Si tratta di un grosso e popoloso comune (insignito da alcuni mesi, con provvedimento regionale, del titolo di “Città”), situato su una pianura assai fertile, ed infatti, sino agli anni Sessanta, l’agricoltura rappresentava l’attività fondamentale della zona. Per quanto essa continui a rimanere una realtà produttiva ancora diffusa (anche se, per la maggior parte, in termini di risorsa complementare nell’ambito del bilancio famigliare), il settore basilare dell’economia è ora saldamente incentrato sull’industria manifatturiera (che si è strutturata dinamicamente su una serie di comparti ben diversificati), oltreché sull’artigianato (ch’era stato all’origine dello sviluppo della prima). Rilevante anche il settore delle costruzioni e quello dei servizi. Il nome è testimoniato sin dall’a. 882: “curtis de Azzano”, ed è una formazione prediale col suffisso -ānus dal personale lat. Accius o Attius. La specificazione « Decimo », invece, fu aggiunta, previa deliberazione del Consiglio Comunale, col R.D. 18.8.1867 n. 3893 e si spiega con la circostanza che il paese è situato alla distanza antica di 10 miglia romane da Concordia (una curiosità: il comune fa parte di “Azzano d’Italia”, un’associazione di undici fra comuni e frazioni italiani che portano nel loro nome il toponimo Azzano ed i cui cittadini si chiamano azzanesi). Una rapida disamina delle origini del sito porta a stabilire, anche sulla base di una serie di scavi eseguiti a Fagnigola, che sono certe le testimonianze di un insediamento neolitico nella località. Ma è stata la colonizzazione romana – come s’intuisce già dal nome del capoluogo, ma anche d’altri siti, ad es., Zuiano, sempre d’origine prediale – che ha lasciato tracce abbondanti e cospicue (soprattutto nelle zone di Tiezzo e Le Fratte) di una presenza indubbiamente significativa, anche se la centuriazione andò quasi del tutto distrutta alla fine del VI sec. a causa d’una alluvione. Le vicende successive ricalcano, per diversi aspetti, quelle dei territori limitrofi. Probabile curtis longobarda (ne son indizio alcuni antichi toponimi), dopo le incursioni ungare dei secc. IX-X, anche Azzano fu sede, come altrove, di un castello di fortificazione, eretto proprio per scongiurare il rischio che simili eventi si potessero ripetere in modo così devastante. Con l’istituzione del Patriarcato, la giurisdizione temporale spettava a questo, mentre quella spirituale al Vescovo di Concordia. Considerato che i confini delle competenze e prerogative non erano sempre netti ed identificabili (si trattava, in entrambi i casi, di autorità rette da religiosi), le frizioni – vertenti, ad es., su questo o quel beneficium – erano continue e violente. Così come non sempre tranquilli furono i rapporti fra il Patriarca e la famiglia patrizia che venne infeudata – “feudo d’abitanza” – del «castello» azzanese (si veda, ad esempio, la distruzione operata alla fine del ‘200.): i signori di Meduna, chiamati in seguito, appunto, “di Azzano” (ma alcune porzioni dell’attuale territorio comunale furono sottoposte via via ad altre potestà: sia abbaziale che nobili; fra quest’ultime un ruolo centrale fu rivestito dai potenti di Prata, signori di Tiezzo, Fiumesino, Piagno e Corva). Dalla metà, poi, del XIV sec. si assistette al progressivo declino della famiglia dei d’Azzano e, assieme ad essa, della signoria legata, ancorché formalmente, al castello (da segnalare che, agli inizi del XV sec., il patriarca Panciera trovò il modo di infeudare per qualche tempo, more solito, alcuni parenti). Nel 1420 Venezia, sfruttando abilmente, da una parte, la debolezza, anche militare (è un po’ la storia del confronto fra armi da fuoco e mura castellane, a scapito, evidentemente, di quest’ultime) delle istituzioni patriarcali, dall’altra, la rissosità e l’ambiguità cospirativa della nobiltà friulana, pose di prepotenza fine alla dominazione aquileiese. La Serenissima mantenne formalmente in Friuli, per quasi quattro secoli, l’istituto amministrativo delle giurisdizioni feudali, svuotandolo però di una concreta valenza politico-economica a vantaggio della centralità, soprattutto fiscale, della Luogotenenza udinese, con la progressiva periferizzazione, quindi, di questi suoi domini così come di quelle porzioni di territorio comunale che rimasero, sino alla metà del XVIII sec., appannaggio feudale dello sconfitto Patriarca (nell’evoluzione di questo processo, Azzano, viepiù impoveritosi, perse ben presto l’importanza che aveva avuto in epoca medievale). Si dovrà aspettare l’Ottocento perché si concretizzino le condizioni e le speranze (sia pure in un contesto socio-economico segnato da miseria ed emigrazione) che porteranno alla nascita di un’autonoma Municipalità, la quale sarebbe entrata, col resto del Friuli, nel novero delle vicende risorgimentali e, finalmente, nel 1866, dopo la 3a Guerra d’Indipendenza, nel neo-costituito Regno d’Italia. Per quanto riguarda l’impianto urbanistico, se è indubbio che le varie epoche del passato – soprattutto quella medievale -sono state contraddistinte da avvenimenti e percorsi storici che si son tradotti nella costruzione d’importanti fabbricati pubblici, al giorno d’oggi non è rimasto molto di questa architettura civile (si eccettuano la struttura che ospita la sede municipale e alcuni esempi di villa veneta). Diversamente è accaduto per quella religiosa, ove permangono invece, sia nel centro che nelle varie frazioni e località (anche per la distribuzione e l’intreccio delle varie giurisdizioni parrocchiali), maggiori testimonianze.

 

Azzano Decimo - Piazza Libertà

Azzano: Chiesa Plebanale (di S.Pietro Apostolo). La configurazione attuale rispecchia i lavori di ristrutturazione eseguiti alla metà del ‘700. Essa ospita, oltre a quello Maggiore (ove campeggia la statua del Titolare, opera degli udinesi Giovanni e Giuseppe Mattiussi), altri quattro altari , tutti in marmi policromi, di stile barocco (l’ara dedicata a S.Valentino, coi Ss. Urbano Papa e Sebastiano, racchiude una bella pala del sacerdote-pittore Sebastiano Valvasori). Vi sono poi nel capoluogo altre interessanti chiese: l’oratorio di Santa Croce, del ‘500, ove s’ammirano affreschi del Calderari, ovvero Giovanni Maria Zaffoni, allievo del Pordenone (ma c’è chi ipotizza si debba vedere invece la mano del Pasiani); quella dei Ss. Filippo e Giacomo, comunemente detta “di S.Lucia in Colle” (rimaneggiamento secentesco d’una costruzione del XIV sec: all’interno, pregevole paliotto d’altare in legno intagliato e dorato); della Natività di Maria, a Capo di Sotto (più nota come “Madonna del Bembo”, così chiamata perché adiacente al palazzo dell’omonima famiglia patrizia); infine, a Zuiano, la chiesetta della Beata Vergine della Salute, meta, assieme a quelle della Natività e di S.Croce, di sentite processioni rogazionali (conserva internamente una Sacra Famiglia di G.Toffoli).
La frazione di Corva (dal lat. curva: allude alle anse del Meduna) appartenne, dal 1278 al 1719 (quando fu eretta in parrocchia autonoma), alla matrice di S.Marco in Pordenone ed anche dal punto di vista civile essa dipendeva dalla signoria pordenonese (vd., ad es., la concessione imperiale del feudo, nel 1248, a Mainardo di Prata). Dopo una chiesa primitiva, di cui non si hanno notizie, se ne costruì un’altra nella metà del ‘500, crollata in seguito ad una piena del Meduna; infine una terza, nel 1754, pur essa danneggiata da un evento simile, ch’è utilizzata ora per altri usi. Quella attuale, invece, risale agli anni ’40 del secolo scorso e conserva parte degli antichi arredi della precedente.
Fagnigola (probabile fitotoponimo: “piccolo luogo di faggi”, dal lat. fagus, «faggio»), un tempo possedimento dell’Abbazia di Sesto, fu staccata dalla Pieve azzanese, per essere eretta a parrocchia, prima del 1564. Sono ancora visibili nella vecchia Parrocchiale di S.Michele Arcangelo tracce d’affreschi attribuibili al Calderari (l’attuale, invece, fu edificata, in stile neogotico, i primi anni del secolo scorso).
Nella frazione di Tiezzo (dal loc. tiedha, “fienile”, “deposito di attrezzi agricoli”: cfr. celt. *tegia, *attegia) vi sono, oltre alla piccola Parrocchiale di S.Martino, diverse chiesette: a Fiumesino, quella dei Ss. Giusto e Liberale, ricordata già nel 1378, anche se l’attuale Comparocchiale, dalle linee neoclassiche, risale all’Ottocento; in località Piagno, il secentesco chiesino campestre di S.Pietro in Vinculis; in Pedrina, quella di S.Giovanni Battista (con ricco altare settecentesco e pala coeva raffigurante la Sacra Famiglia), antica cappella annessa alla villa appartenuta ai nobili Cappellari della Colomba (entrambe le costruzioni risalgono al ‘600). Si segnala, poi, in territorio comunale, ma in parrocchia di Azzanello (Pasiano), la chiesetta quattrocentesca (rimaneggiata nel sec. scorso) di S.Rosalia (all’interno: affresco di Madonna con Bambino e S.Rocco di fine ‘400). Infine, sempre per quanto riguarda l’architettura religiosa, una curiosità: il campanile del capoluogo, uno dei simboli della comunità (inaugurato nel 1921), con i suoi 75 metri è fra i più alti del Friuli.
Da un punto di vista ambientale, l’intenso sfruttamento agricolo e i conseguenti fenomeni di antropizzazione hanno sconvolto nel corso dei secoli l’originaria fisionomia del territorio. Però, la presenza di diversi e significativi relitti (ad esempio, l’eredità, pur circoscritta ad alcuni microcosmi, degli imponenti boschi planiziali), unita all’abbondanza e varietà dei corsi d’acqua (che alimentava un tempo un gran numero di molini, oramai quasi del tutto scomparsi), invita ad approfondire, ma anche appagare, la curiosità paesaggistica dei visitatori che potranno qui scoprire ambiti naturalistici degni sia di nota e studio (vd., ad es., il Bosco della Mantova, tra Fagnigola e Tiezzo, sito strategico per l’approvvigionamento di tronchi di rovere ai tempi della Serenissima), che di svago (come il nuovo Parco “delle Dote”, in fase di completamento), nell’immediata periferia del centro. Infine, meta degli appassionati di pesca sportiva i Laghetti (di origine artificiale) di Cesena.

Dati Statistici

  • Altitudine: 14 m s.l.m.
  • Superficie comunale: 51,40 Kmq
  • Abitanti: 15.601 (Dati dicembre 2010)
  • Frazioni (fonte statuto comunale): Tiezzo, Corva e Fagnigola; Cesena e Le Fratte

Manifestazioni e sagre

  • Sagra del Toro (Fratte/primi di giugno).
  • Sagra del Montasio (Fagnigola/giugno).
  • Fiera della Musica (Una delle manifestazioni musicali più conosciute in regione: grandi concerti, mostre, concorsi, eventi/ultima settimana di giugno).
  • Sagra della Faraona (Cesena/fine agosto).
  • Festeggiamenti Madonna del Bembo, o “Al Parco”, comunemente conosciuti come “Il Bembo” (Azzano/tra fine agosto e i primi giorni di settembre).
  • Sagra del Cinghiale (Azzano/seconda settimana di settembre).
  • Festa della “Madonna della Salute” (Tiezzo/21 novembre: processione rogazionale e fiera).

Informazioni turistiche

Pro Azzano Decimo
via Cesena, 44 Cesena di Azzano Decimo (PN) 33082
telefono: +39 0434 632090
e-mail: info@prolocoazzanodecimo.it
e-mail: marcovaccher@libero.it

(Testi e ricerche: dott. Pier Paolo Guarino e dott. Giuseppe Mariuz)

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