Chiese e cappelle votive

1. Chiesa di San Michele Arcangelo (Arzene)

 La primitiva chiesa di San Michele Arcangelo, consacrata nel 1660, ritenuta ormai inadeguata fu demolita e ricostruita in stile neo-classico, nel 1954, su progetto dell’architetto Luigi Candiani di Treviso. La nuova chiesa fu portata a termine nel 1954 e consacrata nel 1957. All’interno del nuovo edificio furono ricollocate alcune opere della vecchia parrocchiale: l’altare maggiore in marmo con le statue di San Michele e San Giovanni Battista, eseguito dell’artista veneziano Giovanni Caribolo nel 1689, un trittico di Giuseppe Moretto da San Vito al Tagliamento con San Giovanni Battista, San Michele Arcangelo e Santa Margherita (inizi seicento), una tela di fine Cinquecento attribuita a Gasparo Narvesa raffigurante Madonna con Bambino e Santi Rocco, Sebastiano, Domenico e Agostino, collocata nel presbiterio, il fonte battesimale, datato 1543, e l’acquasantiera opera della scuola del Pilacorte, noto lapicida friulano ed un trittico di legno intagliato di stile barocco del XVII secolo raffigurante al centro la Santa Croce, a sinistra Sant’Antonio da Padova e a destra San Francesco d’Assisi (?).

2. Chiesa di Santa Margherita (Arzene)

Chiesa di Santa Margherita

Lunga sembra la storia di questa chiesa, il cui nucleo primitivo risalirebbe al Mille, ma che fu poi riedificata più volte per far fronte all’aumento della popolazione o in seguito alla distruzione causata da un incendio. Durante i lavori di restauro nel 1977 sono emerse infatti le fondamenta di due precedenti costruzioni. L’edificio attuale risale al Cinquecento, ma è stato rimaneggiato nel corso del Seicento, alla fine dell’Ottocento ed infine dopo la seconda guerra mondiale. L’edificio in stile romanico presenta una facciata semplice, con archetti dentellati in cotto sotto gli spioventi del tetto, che si interrompono sulla sommità per far posto all’alta bifora campanaria, ricostruita di recente per sostituire l’originale caduto durante un temporale; sulla superficie liscia si aprono un alto occhio circolare ed una porta con arco. Sul lato destro ci sono più luci: una porta e due grandi finestre con arco a tutto sesto, una piccola finestra più bassa. L’aula rettangolare presenta una copertura a travi scoperte con sei capriate, mentre il presbiterio quadrato ha una volta a crociera con costoloni. La sacrestia a destra del coro è probabilmente un’aggiunta del XIX secolo. All’interno vi si conservano numerose opere d’arte tra affreschi e dipinti in gran parte cinquecenteschi. L’altare maggiore di legno intagliato, risalente al XVII secolo, è impreziosito da una pala, raffigurante Santa Margherita, San Sebastiano e San Rocco, eseguita da Pomponio Amalteo (1505-1588); si tratta di un olio su tela databile agli anni immediatamente seguenti al 1565, per affinità stilistiche ad altre opere dello stesso artista. Alla base della pala, nella predella di legno, ci sono tre scene del Martirio di Santa Margherita, mentre nel timpano superiore è raffigurato il Padre Eterno. Il trittico raffigurante San Michele, San Giovanni e Santa Margherita è attribuito a Giuseppe Moretto ed è databile al 1576. Nella chiesa si conservano anche alcuni affreschi sulla parete destra dell’aula, eseguiti nel cinquecento come documentano le iscrizioni, o nel presbiterio: l’Annunciazione (parete di fondo) e gli Apostoli (a sinistra) sono opere di inizio Seicento, attribuite all’artista pordenonese Gaspare Narvesa (1558-1639), mentre gli Apostoli della parete destra sono probabilmente opera della scuola di Pietro da San Vito e risalgono all’inizio del XVI secolo.

 3. Chiesa Parrocchiale (San Lorenzo)

 La chiesa fu costruita nel 1952 su progetto di Gino Filippi di Portogruaro, sul luogo dove un tempo sorgeva un oratorio dedicato alla Madonna della Salute. All’interno troviamo un affresco realizzato dall’iconografo Paolo Orlando di Gorizia nel 2004. La decorazione pittorica si estende su una superficie di 45 mq ed è stata realizzata su un supporto in legno curvato ricoperto in lino e gesso e fissato alla parete dell’abside. I colori sono di origine naturale, sciolti in acqua, albume d’uovo e vino. I soggetti principali che rappresentano l’opera sono ispirati ai canoni della tradizione bizantina e raffigurano Cristo in trono che regge il Vangelo con ai lati San Lorenzo e Santo Stefano patroni del paese; nella parte inferiore viene riportato il tema del trionfo della vita sulla morte un Gallo che trionfa sulla Tartaruga.

 4. Vecchia Parrocchiale (San Lorenzo)

Vecchia Parrocchiale di San Lorenzo - particolare "demonio incatenato"

La vecchia chiesa parrocchiale, realizzata in stile romanico in epoca molto antica, probabilmente nel XIII secolo, fu rinnovata una prima volta all’inizio del Cinquecento ed in seguito nel Settecento, assumendo l’attuale aspetto in stile neo-classico. La facciata cinquecentesca a capanna, che presenta una porta rettangolare in pietra con cimasa spezzata sormontata da una finestra semicircolare e da un occhio, termina nella parte destra con la torre campanaria inserita nell’angolo dell’edificio, costruita nel 1707 in mattoni. Sul fianco destro rimangono le tipiche decorazioni quattrocentesche ad archetti ciechi lungo il sottogronda. Il portale in pietra della porta secondaria riporta un’iscrizione:

1750 Q.V.C.F.F. HEC.EST.DOMUS.MEA
1750 Q(uesto) V(alentino) C(andusso) F(ece) F(are) QUESTA È LA MIA CASA

Sulla meridiana esterna, realizzata nel 1716, sono ancora leggibili le lettere C.P.D.P. che sono state così interpretate: C(ommunis) P(ecunia) D(edit) P(otetsatem) che sta a significare che la meridiana è stata fatta con il denaro di tutto il paese. Il coro è stato rifatto completamente tra il 1788 ed il 1789. L’interno ad unica navata conserva tre altari. L’altar maggiore presenta un tabernacolo in marmi policromi acquistato a Sequals nel 1783 e due statue laterali che raffigurano San Lorenzo e Santo Stefano, eseguite da G. De Carli nel 1875. L’altare di destra è stato realizzato in marmo bianco dall’artista G. Pischiutti di Gemona nel 1796 e contiene una pala raffigurante San Giuseppe e San Floriano e nella parte superiore la Madonna con Bambino con i visi mancanti. L’altro altare invece è composto da una mensa in muratura e dalla parte superiore in legno con una pala dove appaiono San Valentino, Sant’Antonio da Padova, San Francesco e San Carlo Borromeo. Gli affreschi sulle pareti, databili tra il 1400 e il 1560, rappresentano degli ex-voto commissionati da varie persone e raffigurano San Bellino (parete sotto il campanile), Santa Lucia, San Rocco, San Giuseppe con Bambino (firmato Pietro da San Vito) opera considerata la più pregevole delle altre per la forma e l’uso cromatico. Alla fine della parete è affrescato San Giobbe, unica opera conosciuta di Giovanni Paolo di Valvasone; sulla parete destra dell’arco trionfale è affrescato un San Rocco della fine del ‘400 di bella fattura e di autore ignoto. Le due croci riportate sul cappello di San Rocco, rappresentano il nome del suo casato, cioè “della Croce”. Questo affresco era coperto precedentemente da un altro, è stato staccato e posto su un pannello e rappresentava una Resurrezione di Cristo databile al 1510. La nicchia del fonte battesimale è affrescata con il Battesimo di Cristo del XVIII secolo. Dell’800 è invece il medaglione con la Colomba dello Spirito Santo affrescato sulla volta dell’abside. Ma la parte più misteriosa di questa chiesa è senza dubbio il dipinto a secco che troviamo vicino alla porta laterale, e che rappresenta un demonio incatenato, che, per le sue caratteristiche (seni penduli, il peto evidenziato le feci e l’atteggiamento ghermente), potrebbe raffigurare metaforicamente la peste nera del 1348. Sul pavimento della navata rimane la lastra tombale dei parroci con l’iscrizione 1722 HIC IACENT PRAESBITERORUM CINERES, che sta a significare: 1722 QUI GIACCIONO LE CENERI DEI PRETI.

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